Sei alla ricerca della Felicità? Ecco come Vivere Bene in 4 semplici mosse.

Il Senso della Vita…
Trovare la Felicità è più facile di quello che tu creda!

Sei alla ricerca della felicità? Quale è il senso della vita? Dove cercare la fonte della nostra gioia? Perché non siamo soddisfatti di ciò che siamo e che facciamo?

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Il Pensatore – August Rodin (1890 c.)

Sono domande a cui l’uomo da sempre prova a dare una risposta. Nei secoli migliaia di filosofi, scienziati, psicologi, intellettuali, religiosi hanno scritto montagne di libri, cercando di tracciare i migliori percorsi per il raggiungimento del benessere esistenziale. Molti i suggerimenti proposti: la fede, l’amore, la crescita spirituale, credere in sé stessi, soddisfare le proprie necessità, perseguire i propri obiettivi.

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Già tra i filosofi antichi, che attribuivano un grosso peso al raggiungimento della felicità, non vi era unicità di vedute: chi pensava che si realizzasse attraverso il piacere immediato, chi con il dominio razionale degli impulsi, chi con l’assenza di turbamento e di dolore o con la riduzione dei bisogni attraverso la lotta contro le passioni. Oggi le moderne scuole di pensiero si sono posizionate tra due estremità: il successo economico e sociale da una parte, gli affetti familiari e l’amore dall’altra. Più in generale quindi potremmo riassumere tali concetti nel dilemma: “Avere o Essere?

Lo scopo della vita è lo sviluppo di noi stessi,
la perfetta realizzazione della nostra natura:
è per questo che noi esistiamo.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1891

Lungi dal credere di poter dare un contributo di valore a questa infinita discussione, mi piacerebbe provare a proporre alcune riflessioni personali sul tema.

Ognuno vive la propria esistenza su due Dimensioni: Temporale e Orientativa.

La Dimensione Temporale

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Inutile ricordare che la Dimensione Temporale è suddivisa in Passato, Presente e Futuro. Un passato che continuamente erode spazio al futuro con un presente che rimane sempre impercettibile confine tra i due. Il passato cresce ed è certo nei contenuti e nella dimensione, il futuro diminuisce ed è incerto in ciò che ci proporrà. Il passato è soggetto solo all’oblio, il futuro a tante cose: alle capacità personali, alle scelte, alla volontà, alle coincidenze.

La Dimensione Orientativa

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La Dimensione Orientativa invece si basa sulla seguente suddivisione: Vivere, Progettare, Sognare ovvero ciò che effettivamente facciamo; ciò che ci proponiamo di raggiungere attraverso il nostro impegno, il nostro operare; ciò che consideriamo qualcosa di irrealizzabile ma che rappresenta l’oggetto del nostro fantasticare. Anche questa Dimensione è soggetta alle variazioni prodotte dal tempo che passa: crescendo (e poi invecchiando) la fase del Progettare tende a diventare sempre meno rilevante; i sogni si trasformano spesso in chimere o mancate opportunità, il Vivere prende i connotati del sopravvivere dai malanni, dai problemi delle persone care e dalle vicissitudini della nostra esistenza.

Tutto ciò porta l’essere umano a sentirsi fragile, insicuro di sé stesso, incerto sul suo cammino che viene visto sempre più impervio, breve e meno entusiasmante. Come fare allora a cambiare questa tendenza o almeno provare a rallentarla?

L’Equilibrio

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La parola magica è “Equilibrio”. Una vita equilibrata non è sinonimo di monotonia o di piattezza esistenziale. Tutt’altro! Significa riuscire a domare le due dimensioni che abbiamo appena raccontato. È mantenendo in continua stabilità ognuno degli elementi di cui sono composte tali dimensioni che si può trovare un nuovo percorso per vivere una vita felice.

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La Prima Mossa:
Saper cavalcare tra Passato e Futuro

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Viandante sul mare di nebbia – Caspar David Friedrich (1818)

Partiamo dalla Dimensione Temporale. Combattere la tendente sopraffazione del passato sul futuro deve essere il Primo Obiettivo. È sicuramente una prova difficilissima per molti di noi, soprattutto chi ha passato il mezzo secolo e oltre, ma forse non impossibile. Come fare? Cercando di realizzare ciò che ci insegnano i vecchi saggi indiani: “Radicato nel terreno, vivendo la foresta, con lo sguardo rivolto al cielo”. Godersi le piccole gioie della vita, anche quanto diventano istantanee felicità in mezzo al disastro più grande. Il sommo Ungaretti, nella sua Allegria di Naufragi ci ricorda che “E subito riprende il cammino come un superstite lupo di mare”, mentre il più moderno Ligabue ci ricorda che “Il meglio deve ancora venire”. Il futuro è sicuramente incerto ed insidioso ma il bello sta anche proprio in questa indeterminatezza. Come sarebbe se conoscessimo fin da subito il nostro futuro? Una tragedia! E quindi alla fine forse il fatto di non sapere cosa sarà di noi è un modo per darci speranza, anche quando è remota come quella di vincere il primo premio avendo comprato un biglietto della lotteria: non succederà però non si può mai dire! E poi il futuro è sì nelle mani di Dio (per chi ci crede) o del Destino ma sicuramente qualcosa possiamo fare anche noi: il futuro è spesso una black box dove però siamo noi a mettere dentro gli elementi oggetto di trasformazione.

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E se ciò che facciamo non è solo a nostro favore, finalizzato ai personali tornaconti ed interessi allora il futuro comincia a tingersi di nuovi colori. L’altruismo, l’amare gli altri, il donare solo per il gusto di farlo sono semi preziosi che nel tempo fioriranno dando sensazioni bellissime ed un nuovo senso alla nostra vita. Produrre arte, lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato alle generazioni che verranno, fare volontariato, sono tutte cose che ci alleggeriscono il peso del tempo che passa in quanto ci fanno superare il nostro limite umano in quanto il nostro pensiero, il ricordo di noi, gli effetti positivi di ciò che abbiamo prodotto vanno andranno oltre la nostra presenza fisica.

Per essere felice, occorre una cosa sola: amare,
e amare con sacrificio di sé, amare tutti e tutto,
stendere in tutte le direzioni la tela di ragno dell’amore:
chi ci capita dentro, quello va preso.
Lev Tolstoj, I cosacchi, 1863

La Seconda Mossa:
Fare Spazio al Presente

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In tutto questo appare fondamentale un Secondo Obiettivo: mantenere in equilibrio anche il presente e gli altri due pressanti compagni (passato e futuro). È vero che, come ci hanno insegnato i nostri avi, se cammini guardandoti solo i tuoi piedi la probabilità di andare fuori strada è molto grande ma se guardi troppo avanti diventa reale il rischio di inciampare. La tendenza di non soffermarci su ciò che siamo e che abbiamo ma di guardare sempre un po’ oltre è forte. Provo a dimostrare questa affermazione proponendo una domanda: “Preferite avere oggi un ottimo incarico che probabilmente non sarà rinnovato o di avere nel futuro un ottimo incarico probabilmente per sempre?”. Guardando solo oltre il presente non solo perdiamo tante gioie della vita che diamo per scontate e che spesso non torneranno più ma ci preoccupiamo di tanti ostacoli e difficoltà che poi si dimostreranno completamente inesistenti. E perdiamo l’entusiasmo di vivere. È come se un paese in pace esaurisca la propria economia nel costruire uno sterile muro di protezione contro gli attacchi dei popoli nemici quando poi sarà spazzato via da una alluvione epocale. In questo modo ha commesso tre errori: non ha beneficiato del tempo di pace, ha utilizzato male le proprie risorse, ha sbagliato completamente le previsioni.

La Terza Mossa:
Progettare la nostra vita

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A seguire la Dimensione Progettuale. L’equilibrio tra il Vivere, Progettare e Sognare è il Terzo Obiettivo. Dobbiamo orientare il nostro cammino verso destinazioni impegnative ma non impossibili. Dobbiamo avere chiaro i punti di arrivo per ognuno dei ruoli che noi interpretiamo in questa società: come padre, figlio, collega, amico, compagno, marito, associato, etc. Lo studioso Stephen R. Covey ci propone di immaginare di essere al nostro funerale e provare a scrivere cosa vorremmo che ognuna delle persone care, amici e colleghi, dicessero di noi nella loro orazione per l’ultimo saluto.

Si tratta di progettare il proprio vivere, evolvendo continuamente le proprie aspettative, aggiornando i nostri desideri e aspirazioni, sapendole calibrare in base alle nostre capacità e alle potenzialità residue. Non dobbiamo mai smettere di elaborare progetti, costruire percorsi mentali anche quando il mondo sembra dirci che è l’ora di appendere le scarpette al chiodo. Mai! Ognuno deve guardare avanti e trovare nuovi stimoli, piccoli o grandi che siano, senza preoccuparsi se il tempo che rimane è tanto o poco o senza demoralizzarsi degli eventuali fallimenti accaduti o dei pochi o tanti obiettivi che nella vita non siamo riusciti a realizzare.

Se vuoi una vita felice,
devi dedicarla ad un obiettivo,
non a persone o cose.

Albert Einstein

La Quarta Mossa:
Continuare a Sognare

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E poi sognare, il Quarto Obiettivo. Sognare ad occhi aperti e ad occhi chiusi. Fantasticare nuovi mondi, nuove vite, senza limitazioni di sorta. Lasciare fluire i pensieri verso le cose più belle, mondi migliori, amori impossibili, esperienze fuori misura! A differenza degli obiettivi e della progettualità, i sogni non nascono per essere realizzati, anzi se accade spesso è un dramma! I sogni devono rimanere appesi nel mondo dell’immaginazione, liberi di vagabondare nel nostro cuore e nella nostra mente. Se ci cascano addosso producono effetti talvolta nefasti: lasciano un vuoto incolmabile nei nostri pensieri o facendo addirittura deragliare il nostro vivere verso situazioni incontrollabili e devastanti. Sognare serve a pensare positivo, a svincolarsi dalle pressioni e vincoli esterni. E poi tutte le cose prima di essere realizzate sono state sognate… quindi la fase del sognare frequentemente diventa fonte di ispirazione per la propria progettualità. Ma sempre senza confondere i due piani.

Il segreto della Felicità?

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È sapere vivere in equilibrio tra passato, presente e futuro, ricordando il passato quale bacino esperienziale ed emozionale, con la certezza di averlo vissuto e che nessuno potrà mai cambiarlo. Vivendo il presente con entusiasmo scaricando le sterili energie negative, amando il più possibile, godendo di tutto ciò che è portatore di bellezza, sapendo apprezzare anche le piccole ed impreviste soddisfazioni. Costruendo il futuro giorno dopo giorno, pensando anche al bene degli altri, lasciando un segno tangibile in questo mondo, senza inseguire chimere e soprattutto credendo con forza nella propria capacità di piegare (anche solo un pochino!) il Destino, soprattutto quando appare nemico ed ingiusto.

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È sapere vivere, progettare e sognare in modo equilibrato. Avere sempre degli obiettivi da raggiungere in continua evoluzione ma anche saper apprezzare ciò che stiamo vivendo e che abbiamo vissuto. Continuare a progettare ma anche a fantasticare sognando, soprattutto quando tutto sembra caderti addosso e ti senti una nullità in un mondo ostile.

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Mamma, a chi è di cattivo umore consiglia:
«Pensa alle miserie che ci sono al mondo, e sii felice che tu non ne soffri!».
Io invece consiglio:
«Va’ fuori, al sole, nei campi, a contatto con la natura,
va’ fuori e cerca di trovare la felicità in te e in Dio.
Pensa al bello che c’è ancora in te e attorno a te e sii felice!».
Anna Frank, Diario, 1947