Le 60 composizioni per pianoforte più difficili di tutti i tempi

500px-CadenzaI brani più complicati di sempre, le composizioni più ostiche, i pezzi maggiormente complessi da eseguire. L’incubo di tanti strumentisti. Ecco un viaggio nella letteratura pianistica di ogni tempo alla ricerca delle composizioni più difficili non solo in termini tecnici ma anche interpretativi. E’ evidente che gran parte dei brani proposti riguardano gli ultimi due secoli, ciò anche grazie alle innovazioni apportate nella meccaniche dello strumento che hanno ampliato le possibilità sia timbriche che di velocità del pianoforte. Ed è per questo che in linea di massima possiamo dire che andando avanti nell’elenco troviamo brani sempre più tecnicamente faticosi, per non dire al limite dell’impossibile! 

“I pianoforti oggi a disposizione sono ben diversi da quello conservato al Metropolitan di New York costruito nel 1720 dall’illuminato cembalaro Bartolomeo Cristofori di Firenze; certamente con le migliorie tecniche apportate negli ultimi due secoli dalle varie case costruttrici europee e successivamente d’America (nel 1783 l’inglese John Broadwood registra il primo brevetto per un pedale, nel 1825 Alphaeus Babcock a Boston produsse il primo telaio completo di ghisa, intorno al 1821 Sébastian érard a Parigi perfeziona la  meccanica con il doppio scappamento e l’ultima tappa nell’evoluzione del pianoforte fu percorsa con la creazione della incordatura incrociata per merito di Babcock che la brevettò e con la Steinway and Sons di New York che ne realizzò la forma definitiva nel 1855)  possiamo asserire che per caratteristiche tecniche i pianoforti di fine 800′ concettualmente non differiscono molto da quelli dei nostri tempi.”  (Estratto da virtualpianoarchive.com)

La difficoltà di un opera pianistica sostanzialmente può riguardare:

1) La complessità di scrittura. Ci sono brani che hanno uno spartito “denso” e variegato che richiede un lungo ed arduo studio preparatorio. In questo senso vanno sopratutto le composizioni del XX secolo (es. Sciarrino).

2) La difficoltà tecnica. Alcune composizioni richiedono per velocità, accordi o salti, oltre ad un grande lavoro fatto di un numero infinito di ripetizioni affinché le note “entrino dentro le mani”,  capacità fisico-tecniche fuori dal comune. Ci sono talvolta alcuni passaggi che sono al limite dell’eseguibilità almeno nell’annotazione e metronomo originale. Nella storia del pianoforte alcuni brani sono famosi per aver provocato addirittura danni più o meno permanenti ai pianisti che li stavano studiando.  Famose su questo piano le opere di Liszt e Alkan.

3) La durata. Brani che superano l’ora (fino ad arrivare addirittura ad oltre quattro!), se non ripetitivi, richiedono capacità di memorizzazione e di resistenza psico-fisica talvolta fuori dal comune. Esempi in tal senso sono le opere di Messiaen e Sorabji.

4) La corretta interpretazione. Alcune opere, sebbene siano mediamente difficili dal punto di vista tecnico, richiedono un equilibrio, un gusto, una capacità di dosare spessa davvero eccezionale, come le opere di Bach e Beethoven.

I brani che vi proponiamo in queste pagine, tranne rari casi, appaiono notevolmente complessi sotto tutti i punti di vista analizzati. Sono davvero i fiori all’occhiello inseriti nei programmi di sala dei più grandi virtuosi del pianoforte, principe degli strumenti. 


I brani sono stati suddivisi in tre gruppi: 


(A) Pianoforte solo
(B) Pianoforte e orchestra
(C) Player piano

Le composizioni sono state elencate secondo uno stretto ordine cronologico di nascita del compositore anche se quasi universalmente la composizione più complessa per dimensioni ed esecutività per piano solo è l’Opus Clavicembalisticum di Kaikhosru Shapurji Sorabji e per piano e orchestra e’ il concerto n. 3 di Sergej Vasil’evič Rachmaninov. Abbiamo scelto tra le esecuzioni complete, quelle live più significative e, dove possibile, abbiamo aggiunto anche un video con la presentazione dello spartito in modo tale da ben comprendere bene sia la complessità esecutiva che anche quella di lettura. 

I testi sono una libera elaborazione da wikipedia.com.


Qualsiasi suggerimento o critica e’ benvenuta a lorenzo@pescini.com.

Buona lettura, buon ascolto e buon divertimento. 

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Song for Tanabata (Pescini)

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(A) PIANOFORTE SOLO

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Johann Sebastian Bach (Eisenach, 31 marzo 1685 – Lipsia, 28 luglio 1750) compositore, organista, clavicembalista e maestro di cappella tedesco del periodo barocco, di fede luterana, universalmente considerato uno dei più grandi geni nella storia della musica. Le sue opere sono notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e bellezza artistica. 

47) Variazioni Goldberg

Le Variazioni Goldberg (BWV 988) sono un’opera per clavicembalo consistente in un’aria con trenta variazioni, composte da Johann Sebastian Bach fra il 1741 e il 1745. L’opera è stata concepita come un’architettura modulare di 32 brani, disposti seguendo schemi matematici e simmetrie che le conferiscono tanta coesione e continuità da non avere eguali nella storia della musica. Insieme all’Arte della fuga può essere considerata il vertice delle sperimentazioni di Bach nella creazione di musica per strumenti a tastiera, sia dal punto di vista tecnico-esecutivo, sia per lo stile che combina insieme ricerche di alto livello musicali e matematiche.  Il grande valore strutturale, l’irraggiungibile tecnica compositiva, l’abilità di toccare ogni possibilità espressiva del clavicembalo e la tecnica esecutiva richiesta fanno delle Variazioni Goldberg un vero monumento all’intelligenza del grande compositore.

 

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Ludwig van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827) compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco. 

46) Sonata Op 106 “Hammerklavier”

La sonata per pianoforte n. 29 op. 106 — denominata Hammerklavier (“per la tastiera a martelli”) — fu scritta fra il novembre 1817 e il marzo 1819. È la sonata più lunga di Beethoven (1167 battute) e una delle più complesse dal punto di vista armonico e dell’impegno tecnico.

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Franz Schubert (Vienna, 31 gennaio 1797 – Vienna, 19 novembre 1828) compositore austriaco di musica classico-romantica.

45) Wanderer Fantasie

Scritta nel 1822, periodo di malattia per il compositore viennese, la Fantasia Wanderer (il viandante) costituisce uno dei pilastri dell’ampio bagaglio compositivo di Schubert, che in essa assimila tutte le sue esperienze compositive precedenti, rendendo la Fantasie un manifesto dello sviluppo sinfonico del suo secolo, l’Ottocento. È composta da quattro movimenti collegati fra loro, che riprendono l’articolazione-tipo dei pezzi sinfonici classici: Allegro – Adagio – Scherzo – Finale. Il tutto è originato da una sola cellula ritmica, tratta dall’omonimo Lied “Der Wanderer”, sempre di Schubert. In particolare l’Adagio con variazioni riprende il tema centrale del Lied, con le parole “Die Sonne dünkt mich hier so kalt…” (il sole mi pare così freddo qui). Proprio perché tecnicamente complicata e musicalmente elevatissima, la Wanderer è diventata per molti pianisti un cavallo di battaglia.

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Fryderyk Chopin (Żelazowa Wola, 22 febbraio 1810 – Parigi, 17 ottobre 1849), compositore e pianista polacco. Fu uno dei grandi maestri della musica romantica ed è talvolta definito «poeta del pianoforte». 

44) Studio op. 10 n. 1

Lo Studio op. 10 n. 1 in Do Maggiore, composto da Fryderyk Chopin, è uno studio per pianoforte basato sugli arpeggi. Talvolta viene anche denominato “La Cascata”. Appartiene al gruppo dei 12 studi dell’op.10 composti tra l’autunno 1829 e l’autunno 1830; è stato pubblicato la prima volta nel 1833, in Francia, Germania e Inghilterra. Lo studio deve essere eseguito su un tempo Allegro. D’impostazione assai originale e innovativa, sfrutta una ricerca virtuosistica funzionale ad una ricchezza armonica che, all’epoca della sua composizione, era ancora inconsueta nel genere studio. La mano destra esegue veloci arpeggi su 4 ottave in una figurazione originale e ampia, soluzione vantaggiosa sotto vari aspetti e che rende l’arpeggio ritmicamente regolare e omogeneo. Lo studio sviluppa l’estensione e flessibilità in leggerezza della mano destra. La difficoltà principale di questo difficile studio è infatti l’eseguirlo in maniera precisa e veloce e senza irrigidimenti della mano destra (che sono pressoché inevitabili, in caso di studio scorretto).

43) Allegro da concerto op. 46

L’allegro da concerto op. 46 di Chopin, è un pezzo per pianoforte, pubblicato nel novembre 1841 E ‘ in un unico movimento dura circa 15 minuti. La sua storia è oscura, pare che fosse stato ideato come il primo movimento di un terzo concerto per pianoforte di cui le parti orchestrali sono inesistenti. Non ci sono prove che Chopin mai nemmeno iniziato a lavorare sugli ultimi due movimenti di questo ipotetico concerto.

42) Studio Op. 25 No. 6 “Terze”

Étude op. 25, No. 6, in sol diesis minore, è uno studio tecnico composto da Frédéric Chopin che si focalizza sulle terze ed il loro trillo ad alta velocità. A un certo punto, entrambe le mani eseguono una scala cromatica sempre sulle terze.

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Robert Schumann (Zwickau, 8 giugno 1810 – Bonn, 29 luglio 1856) compositore, pianista e critico musicale tedesco. Fu uno dei più famosi compositori del periodo romantico e svolse un’importante attività anche come critico musicale.

41) Toccata Op. 7

La Toccata in do maggiore, op. 7 di Robert Schumann, è stata completata nel 1836. Il pezzo è in forma allegro-sonata-allegro forma. Il pezzo è estremamente difficile, e Schumann credeva  che fosse il “pezzo più difficile mai scritto”. Una serie di accordi introducono il tema principale, si dice che fu tale passaggio a rovinare le sue mani. Lo sviluppo è caratterizzato da rapide ottave all’unisono. L’esecuzione dura circa 6 minuti. Schumann dedicò il lavoro al suo amico Ludwig Schuncke, che aveva dedicato la sua Grande Sonata in sol minore, op. 3, a Schumann stesso.

40) Studi Sinfonici, Op.13

Gli Studi sinfonici (in francese: Études Symphoniques), Op. 13, sono un ciclo di studi per pianoforte di Robert Schumann. Furono composti nel 1834 sotto forma di tema con sedici variazioni su una melodia del Barone von Fricken, seguite da un’ulteriore variazione su un tema completamente diverso di Heinrich Marschner. Spesso il virtuosismo richiesto dalla scrittura pianistica non mira a impressionare l’ascoltare, ma piuttosto a chiarire la complessità polifonica e approfondire la sperimentazione delle potenzialità della tastiera.

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L’elenco dei 60 brani per pianoforte più difficili prosegue (con Liszt, Alkan e molti altri) a

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Behind the moon (Pescini)

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(Ultimo aggiornamento: 10/16)

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