Monaci e sai

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Claudio stava facendo la doccia.

Ciao Amore, ti ho appena finito di preparare tutto il necessario per la cena!” gli dissi mentre mi chiudevo la zip dell’elegante vestito bianco scelto per quell’incontro serale di lavoro.

Il piccolo Luca guardava la tv. Lo baciai dicendogli di fare il bravo. Poi salii in camera di Carlo che trovai sul letto mentre chattava con una sua amica quindicenne.

Mi raccomando, aiuta il babbo!”

Certo…come sempre mamma!”.

 Erano le 20.00 quando uscii di casa. Avevo un ora esatta per andare a prendere alla stazione Giuliano, lo scenografo, per poi passare dalla truccatrice e proseguire per il luogo dove era stato fissato il ritrovo dell’intera compagnia. Quella sera avremmo discusso tutti insieme le strategie per affrontare al meglio la successiva stagione teatrale.

Giuliano mi era stato indicato da Fabio, il nostro regista, qualche mese prima. Con lui c’erano stati diversi scambi di opinioni via email, una telefonata ma fino ad allora non l’avevo mai incontrato di persona. Visto in una foto apparsa su una rivista di settore pareva anche un bell’uomo.

 Appena arrivata trovai Giuliano lì ad aspettarmi. Salì in macchina e ci salutammo. La prima impressione ampliò l’idea che mi ero fatta: esteticamente interessante, elegante, molto morbido nei movimenti e nel parlare. Mentre stavo per ripartire mi chiamò la truccatrice per dire che aveva un forte mal di testa e che non era necessario passare da lei. Se stava meglio più tardi ci avrebbe raggiunto direttamente alla sede.

 Decidemmo quindi, visto che avevamo solo una mezz’oretta libera di fermarsi ad un vicino bar per un toast e per discutere su alcuni schizzi che aveva preparato Giuliano. Trovammo però il bar chiuso per ristrutturazioni. Nel frattempo arrivò un messaggio del regista con il quale posticipava di un ora l’incontro a causa di un fastidioso ed imprevisto contrattempo personale.

 Era una zona, quella della stazione, che non conoscevo ed era parecchio degradata. Faceva un gran caldo quella sera e quindi decisi di uscire dal centro abitato con l’idea magari di mangiare una pizza visto l’allungarsi dei tempi.

 Sbagliai direzione e poi imboccai una strada che non avevo mai fatto in vita mia. Ci ritrovammo immersi nel bosco e decidemmo, appena la carreggiata ne dava la possibilità, di fare inversione e tornare indietro. Ma il successivo slargo era il parcheggio di una sconosciuta trattoria.

 “Ci fermiamo qui?” domandò Giuliano che evidentemente aveva una discreta fame.

 “Boh, non so di cosa si tratta ma mi pare decorosa. Giusto per una pizza od un primo veloce”.

 Squillò il telefono. Era Claudio che mi chiedeva istruzioni su come riscaldare la minestra che avevo lasciato in frigo. Gli risposi stancamente un po’ perché lui, la cui gelosia non aveva confini, non doveva certo sapere che ero con un uomo che peraltro lui non conosceva, un po’ perché non avevo piacere di far sapere nell’ambiente di lavoro i fatti della mia vita personale.

 Ci chiesero se avessi prenotato. Era un martedì sera di una settimana di bassa stagione e la domanda mi suonò strana. Nonostante avessi risposto di no comunque il cameriere ci portò sul retro in un posto che sembrava uscito da il miglior film romantico: un piccolo tavolino per due appoggiato ad una ringhiera di un terrazzo coperto da un pergolato e affacciato su una straordinaria vallata arrossata dagli ultimi raggi di uno indimenticabile tramonto.

 Mi sentii gelare. Guardai lo scenografo. Rise. Era evidente che a lui piaceva molto. Anche a me piaceva ma era assolutamente un posto inadatto per un veloce spuntino con un collega prima di una riunione di lavoro.

 La mia prima preoccupazione fu quella di non incontrare nessuno che conoscevo. Non sarebbe certamente successo ma l’evidenza sarebbe stata complessa, molto complessa da spiegare. Poi però mi rassegnai: era un posto molto lontano dalle zone che frequentavo, su una strada che nei miei 35 anni non avevo mai fatto e per di più in locale completamento vuoto.

 Così ordinammo. Io iniziai a tranquillizzarmi. Cominciammo a parlare dei nostri progetti. Giuliano era davvero una bella persona. Tutto ciò mi imbarazzava da morire. Non stavo facendo niente di male ma sentivo che qualcosa non sarebbe andata per il verso giusto.

 “Susanna!” senti dire al mio fianco. Era la cameriera, una donna della mia età, che mi guardava sorridendo. Non capivo.

 “Non mi riconosci, sono Elvira… l’amica di tuo fratello. Ti ricordi? Come sta? E tuo padre? E’ un secolo che non ci vediamo… non sai quante volte vi rammentiamo ancora oggi… tengo in gestione questo locale con i miei genitori ora te li chiamo…”

 Rimasi a bocca aperta. Elvira era l’ultima persona che avrei pensato di incontrare e che avrei voluto incontrare. Non feci in tempo a dire una parola che mi trovai al tavolo sua madre. Truccata come una baldracca, un po’ invecchiata ma come sempre invadente.

 “Ciao carissima…che piacere vederti. E questo chi è tuo marito? Che bell’uomo. Complimenti davvero. Che bella coppia…avete figli?”. Venni seppellita in pochi secondi da una montagna di domande. Non sapevo da dove cominciare.

 “Salve…no…no…lui è Giuliano un collega di lavoro…”

 “Di tuo padre? Allora piacere di conoscerti Giuliano.” La biondona sfoderò un sorrisone un po’ ammiccante.

 “No…no…non di mio padre. E’ un MIO collega. E’ uno scenografo e stiamo andando ad un incontro della nostra compagnia teatrale.” Sudavo freddo. Finalmente si allontanarono. Ero esausta. Giuliano sorrideva divertito di tutta la grottesca situazione.

 Ripresi a mangiare quelle dannate trofie che oltre ad essere particolarmente salate erano diventate anche fredde. Mi domandavo quali erano le probabilità di trovare due persone che conoscevo in quel posto. Veramente poche. Ma il meglio doveva ancora arrivare.

 Nel frattempo che si era svolta questo sgradevole quanto imprevisto incontro alcuni tavoli del locale si erano riempiti. In tutto non più di una decina di persone.

 Mi squillò nuovamente il cellulare. Era mio figlio che voleva darmi la buonanotte. Mentre gli mandavo un affettuoso bacino i miei occhi furono improvvisamente catturati da due facce conosciute sedute ad un tavolo vicino. Incredibile a dirsi ma si trattava di Carla ed il suo fidanzato, amici carissimi di mio marito. Il mondo mi crollò addosso. Sentii il cuore come se volesse esplodermi in gola. Un black out mentale mi paralizzò per qualche secondo. “E ora che gli dico? Come faccio a spiegargli che mi trovo qui per lavoro e che niente è come sembra? E se poi ne parlano a Claudio…” mi chiedevo cupamente.

 Poi decidi. Mi alzai silenziosamente. Dissi a Giuliano tra i denti che l’avrei aspettato fuori. Forse quei due non mi avevano ancora visto. Passai dietro ad un cameriere e mi infilai nella stanza che portava all’uscita. Meno rimanevo in quel luogo meglio sarebbe stato. Ma ancora non era finita.

 Mentre pagavo alla cassa venni assalita dalla baldracca bionda.

 “Amore, guarda chi c’è…è Susanna! Te la ricordi…la figlia di Palmiro…E’ qui a cena con un suo caro amico

 Il tizio alla cassa alzò lo sguardo perplesso. Fece un cenno con il capo ed un mezzo sorriso biascicando qualcosa. Poi riprese a fare i conti. Ormai ci mancava che mi facessero un intervista in televisione. Mi sentivo su un palcoscenico quando invece sarei voluta diventare piccola piccola come una formica.

 Pagai rapidamente ma uscita trovai l’ultima drammatica sorpresa. La mia auto era bloccata da un enorme Mercedes nera. Cominciai a sudare copiosamente. Immaginai il cameriere passare dai tavoli mentre alla ricerca del proprietario indicava a tutti la mia auto nel parcheggio. Rientrando nel locale con Giuliano da lontano mi fissava un po’ divertito e un po’ stupito di tutta la faccenda, incrociai la vecchia proprietaria che non mi dette il tempo di formulare la richiesta chiedendomi scusa del parcheggio selvaggio del proprio mezzo.

 Giuliano montò sulla macchina furtivamente. Partimmo lentamente senza dare nell’occhio e ci allontanammo da quel posto dove si era appena consumato un atroce incubo.

 Spiegai con calma tutti gli antefatti al mio collega. Lui sorrise.

 “Meno male che non abbiamo fatto niente di male e per questo non c’è niente da nascondere Susanna; peraltro non è certo una serie di casualità o una cena nel posto sbagliato che può diventare la discriminante ed elemento di giudizio…” disse serio Giuliano.

 “Fino ad oggi sono sempre stata assolutamente fedele e questo mi da una grande forza interiore. Ma se è vero che il saio non fa il monaco è altrettanto vero che diventa parecchio complicato spiegare agli altri che non è monaco colui che porta il saio!” conclusi mentre parcheggiavo l’auto davanti alla sede della compagnia.

Lorenzo Pescini

“Le probabilità di incontrare qualcuno che conosci aumentano quando sei con qualcuno con cui non vuoi essere visto.” (Arthur Bloch, La legge di Murphy II, 1980)

(22 luglio 2010)

Lorenzo, durante la lettura, suggerisce l’ascolto del seguent brano intitolato “I colori della vita”:

 

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novella, racconto breve, casi della vita, vita vissuta, storie di coppia, l’apparenza inganna, tradimento, l’amante, situazioni incredibili, quando il destino è avverso, paradossali.