“I Like”: ecco i veri motivi per cui viene messo “il pollice in su” su Facebook.

Ormai da diversi anni il valore di molte cose che facciamo nella vita diventa rilevante solo se postato sui social (Facebook, Instagram, etc.) condividendo foto, video o pensieri e soprattutto se diventa oggetto di attenzione del “pubblico” attraverso i “like”.

Nato come un “primitivo” modo per esprimere il proprio apprezzamento, l’accendere una minuscola miniatura (cuore, o mano con il pollice alzato) si è arricchito nel corso degli anni di mille sfaccettature comunicative.

Appare interessante provare a realizzare una prima definizione delle principali motivazioni che portano gran parte di noi a gridare al mondo intero, attraverso un semplice click, se quello che ci passa sullo schermo (di un pc, di un tablet o di uno smartphone) è di nostro gradimento. Per chiarezza espositiva:

  • Per “oggetto” si intente ciò a cui si riferisce il mi piace (o I like o like).
  • Per “soggetto” l’autore dell’oggetto.

“Ho Letto” – Metto il like, soprattutto ai commenti ai miei post, per far vedere al soggetto prima di tutto che li ho letti e poi anche che eventualmente li ho graditi. E’ una specie di conferma di avvenuto contatto. Non farlo alla lunga fa pensare al soggetto che i suoi commenti non sono di mio apprezzamento.

“Diretto” – Metto il like perché mi piace l’oggetto del giudizio. Un musicista apprezza il post che propone l’esecuzione di un bel concerto, una ragazzina il video di due gatti che fanno le fusa, l’intellettuale un originale articolo sociologico. E’ il messaggio più semplice. E forse per questo anche il più bello.

“Indiretto” – Metto il like perché mi piace, non tanto l’oggetto (che in questo caso è sostanzialmente ininfluente) quanto piuttosto il soggetto che lo propone. Il mio like rappresenta un modo per confermare simpatia o un altro sentimento comunque positivo. Tutto ciò può avere sfumature diverse:

  • Far vedere al soggetto che lo seguo costantemente;
  • Far vedere al pubblico che faccio parte di un gruppo, che apprezzo qualcuno mentre un altro no;
  • Far la corte “virtuale” al soggetto (esprimendo ad esempio apprezzamento ai suoi selfie);
  • Far capire che sebbene nella vita reale io sia lontano, sulla rete ti sono vicino;

“Nascosto” – Metto il like per ragioni diverse. Per apparire quello che non sono, per far credere qualcosa a qualcuno, per simulare interessi e stili di vita, per far dispetto (es. all’ex esaltando i post del nuovo partner).

Il like può essere rinforzato attraverso due strumenti:

  • Le faccine e i cuori (da poco inserite su Facebook)
  • I commenti al post che possono caricare di significato il semplice pollice in su.

Ovviamente il motivo finale può risultare un mix di quelli presentati: vedo un post che mi piace e decido di mettere il like anche perché il soggetto mi è simpatico o perché a sua volta mette i like ai miei post.

 

Su Youtube si può anche mettere un giudizio negativo ad un video cliccando il pollice in giù (in questo caso però il giudizio rimane anonimo). Difficile capire perché una persona senta la necessità di esprimere un giudizio negativo su un video tenuto conto che non è obbligata certo a vederlo e se, come quasi spesso avviene, non presenta caratteristiche tali da offendere i propri principi o ledere la propria sensibilità.

Anche in questo caso spesso si tratta di messaggi “subliminali” inviati al soggetto: non sai chi e per quale motivo ma a qualcuno in questo mondo non piace quello che fai o che posti su youtube. E’ il caso di colleghi artisti invidiosi, di amiche che non sopportano il tuo successo o di possibili competitors nelle attività che svolgi.

Inoltre sulla base di tali osservazioni e sulla base della quantità di like lasciati sulla rete possiamo definire tre profili di utenti:

 

“Il compulsivo” – E’ l’utente che mette mi piace a tutti e a tutto. Si può trattare di un soggetto che ha fatto del social uno stile e un motivo di vita o che comunque è un assiduo frequentatore del network. In questo caso l’analisi delle motivazioni del perché dei suoi like si perdono in uno sconsiderato utilizzo del click come strumento per far sapere a tutti che esiste al mondo.

“Il fantasma” – E’ l’utente che ha un profilo perché qualcuno gli ha detto di farlo o semplicemente perché gli scoccia dire di non averlo. “Sei su Facebook? Sì ma non ci vado mai!” I like di questo tipo di persone sono rarissimi se non inesistenti e comunque hanno una valenza assoluta: gli piace sicuramente l’oggetto e probabilmente anche il soggetto.

“L’oculato” – E’ l’utente più interessante da studiare in quanto mette molti like ma non troppi. Quando li mette utilizza un format di pensiero che da uno specifico valore ad ogni pollice alzato. Mette mi piace solo a oggetti di grande interesse o ai post di persone che sono particolarmente importanti ai suoi occhi. Qui interessante è capire dove non mette mi piace perché in questo modo sta (volontariamente o meno) comunicando le sue preferenze più intime.

“Lo stratega” – E’ l’utente che sta cercando di promuovere qualcosa: le sue poesie, le sue canzoni, i suoi quadri oppure i servizi forniti dalla ditta di famiglia o di un suo amico. Mette i like in modo scientifico cercando di costruire un sistema di relazioni che in ultima analisi devono produrre più che nuove amicizie nuovi contatti utili alla diffusione dei suoi interessi.

Attraverso i like, le faccine e i commenti si costituisce così una nuova mappa relazionale sul mondo virtuale che solo casualmente assomiglia a quella del mondo reale: ex colleghi risultano molto più vicini di quelli attuali, ex compagni più attenti dei tuoi amici, persone conosciute anni fa più presenti di parenti e familiari. Scopri di condividere interessi e passioni con soggetti che la vita ti ha fatto passare vicino per brevi periodi mentre nel contempo ti accorgi che persone care sono più lontane di quello che potevi pensare.

Come in tutte le relazioni umane, anche nel mondo dei like, c’è chi da e chi riceve, ci sono rapporti unilaterali, relazioni equilibrate fatte di mi piace reciproci, di fan nascosti e di finti amici, di furbi e di gente illusa, di persone che si aprono e di chi rimane nascosto.

Abbiamo ridotto il valore di ciò che siamo sulla rete ad un numero di mi piace che il pubblico lascia ai tuoi post. E anche se arricchiamo tutto ciò con sfumature e retro pensieri più o meno profondi rimane il fatto che si tratta comunque di un semplice click che mai potrà sostituire la forza e la bellezza di un tremito di voce, di uno sguardo complice, di un abbraccio forte.

Lorenzo Pescini, 5 giugno 2017