“Piano di fuga” e “Dischi Fenice” insieme per la LILT

Vetrina DISCHI FENICE

“Piano di fuga” e “Dischi Fenice” insieme per la LILT

di Maria Francesca Gallifante
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Il terzo album del musicista Lorenzo Pescini: Piano di fuga, cui hanno collaborato tanti artisti di tutta Italia, da venerdì scorso, 6 maggio, è disponibile presso il negozio Dischi Fenice, in Via Santa Reparata 8/b, nel centro di Firenze. I proventi del CD sono interamente devoluti alla Lilt Sezione di Sanremo, la città della musica.
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Da anni frequento “Dischi Fenice” che è il punto di ritrovo di tutti gli appassionati di musica classica fiorentini, un luogo dove si fa vera cultura! Eppure via Santa Reparata è una strada che non è molto conosciuta, pur essendo in centro a Firenze, fra piazza San Marco, il mercato Centrale di San Lorenzo e il Conservatorio Cherubini.
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Vetrina DISCHI FENICESe cercate un album raro potete star certi che presso “Dischi Fenice” avete molte probabilità di trovarlo. Sul loro sito www.dischifenice.it   compaiono le novità discografiche, album in offerta e una scelta di rarità incredibile! Per non parlare poi degli eventi culturali che riescono ad organizzare in quello spazio minimo, sempre affollatissimi. Quando vado all’Opera di Firenze, passo regolarmente al loro bancone, nella grande hall, e trovo sempre le migliori edizioni delle opere in programma ogni specifica serata.
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Tanto lavoro, ricerca e passione: questi sono i pregi della titolare Silvia Venturi, figlia del musicologo di fama internazionale Giorgio Venturi, e della sua quadra di collaboratori, un team di grande professionalità. Il nome è ripreso dall’uccello mitologico che risorge dalle proprie ceneri, così “Dischi Fenice” è nato nel 1993, per proseguire l’opera di diffusione culturale musicale di “Disclub”, il negozio fondato negli anni ‘60 in piazza San Marco dal padre di Silvia: Giorgio Venturi.
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Desideriamo ringraziare, per averci accolto, Silvia Venturi, anche a nome della Sezione Lilt Imperia-Sanremo, di cui sono socia, pur abitando nella città culla del Rinascimento. La mia gratitudine è estesa anche ai collaboratori, in particolare a Danilo, che ha scattato la bella foto dell’incontro fra me e Silvia, in mezzo agli innumerevoli cd che tappezzano ogni parete del negozio.
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Un omaggio a Silvia Venturi: alle origini di “Dischi Fenice”, la storia di “Disclub”  
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“Discoclub” in piazza San Marco fu un luogo d’incontro fra musicisti di fama internazionale e l’omonima rivista, edita dal 1963 al 1969, rappresentò una pietra miliare per le nuove tendenze musicali, comprendendo anche una parte riservata al jazz. Basti pensare che nel comitato di rSilvia Venturi e Maria Francesca Gallifanteedazione oltre a Venturi, c’erano Dallapiccola, il suo allievo Valentino Bucchi, che nel 1974 avrebbe
diretto il conservatorio fiorentino, Gianandrea Gavazzeni, Roman Vlad e altri nomi di rilievo nel panorama della musica contemporanea.
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Per riscoprire le radici di “Dischi Fenice” riportiamo alcuni stralci di un articolo pubblicato su “Musica Viva”, nel luglio del 1989, dal critico musicale Leonardo Pinzauti, scomparso a 89 anni nel novembre dello scorso anno, che testimonia come “Disclub” fu un luogo di cultura nella Firenze di quegli anni:
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“Certo, se c’è stato a Firenze un luogo di incontri, dove passare qualche po’ di tempo a ‘ragionare’, che per i vecchi fiorentini significa conversare e discutere in compagnia, magari uscendo
dall’università o dal vicino conservatorio, piazza San Marco non è stata meno importante del tante volte citato caffè delle Giubbe Rosse. Qui si incontravano, quando l’università era soltanto un Istituto di Studi superiori, Giannotto Bastianelli e Cecchi, di qui partivano le lunghe camminate in compagnia degli studenti di Giorgio Pasquali e De Robertis, e qui si incontravano, estranei agli ambienti accademici, Bargellini, Betocchi e La Pira. Ma qui si davano convegno, nella bottega di “Disclub”, a partire dal 1963, un gruppetto di musicisti e di studiosi di età ed estrazione culturale quanto mai diverse. Quelli che abitavano a Firenze andavano a “Disclub” più spesso nel tardo pomeriggio, a fine giornata, per ‘ragionare’ sui concerti e sulle opere ascoltate nei giorni precedenti; e si parlava ovviamente anche di dischi, ma non soltanto di questi, che semmai potevano essere un’occasione per discutere sui problemi del mondo musicale. Finché nell’ottobre del 1963, con uno dei gestori del negozio anche in veste di editore, Giorgio Venturi, uscì la più singolare rivista musicale del dopoguerra, e forse l’ultima rivista autenticamente ‘fiorentina’, almeno nell’intraprendenza e nella vivacità che la caratterizzò fino al suo ultimo numero nel 1969. Si chiamò ovviamente “Disclub”, fu all’inizio speranzosamente mensile, di critica musicale ed informazione discografica, com’era scritto sotto la testata, ed ebbe un comitato di direzione che oggi quasi stupisce per l’importanza di alcuni personaggi, essendo costituito da Valentino Bucchi, Luigi Dallapiccola, Gianandrea Gavazzeni, Francis Torne, Roman Vlad e Martin Williams. E c’erano addirittura due comitati di redazione, uno per la musica ‘classica’, con Luciano Alberti, Attilio Baldi, Giulio de Angelis, Mario Sperenzi e Henry Weinberg, e un altro per ‘jazz e folclore’, con Franco Cascella, Carlo Alberto Elia, Francesco Forti e FrancescDisclub numero 1 1963o Maino. Il progetto era certamente ambizioso, ma oggi appare un indizio perfino emozionante di un momento della cultura musicale italiana prima del fatidico ‘68; perché basta scorrere i primi numeri di “Disclub”, la collezione completa è diventata una rarità bibliografica, e lo sarà ancor più d’ora in poi, visto che il vecchio negozio ha cambiato proprietà e ha cessato di essere il punto d’incontro di un tempo, quando aveva fra i suoi clienti il giovane Muti, appena arrivato a Firenze, per restar colpiti dall’importanza e dalla vivacità polemica dei contributi, che spesso erano le prove di studiosi e critici all’inizio dell’attività”.
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Pinzauti prosegue l’articolo con la memoria dell’esordio della rivista e la collaborazione di una delle migliori firme nel panorama della critica musicale italiana del ‘900, il torinese Massimo Mila: “Ecco così nel primo numero le pagine di diario di Dallapiccola relative ai suoi rapporti con Webern,
uno studio su Alessandro Scarlatti del giovane musicologo, purtroppo precocemente scomparso, Mario Fabbri, una intervista a Gavazzeni di Luciano Alberti, che era il critico musicale del “Giornale del mattino”, altro giornale fiorentino ora scomparso, e prendendo spunto da una pubblicazione discografica un saggio di Domenico Borra sulla musica alla corte di Borgogna, che è già il sintomo di un interesse per la riscoperta di antiche prassi esecutive, più tardi diventate di moda. Ma nei numeri sucessivi, che per qualche tempo uscirono con regolare cadenza mensile, ecco gli articoli di Massimo Mila sull’ultimo Verdi e sui Quattro pezzi sacri (“No. Non si serve la causa di Verdi – scriveva – con l’ingenua pretesa che le sue opere siano tutti capolavori”) un profilo di Georg Solti, allora direttore artistico del Covent Garden, e uno studio sul “Fidelio” di Gianfranco Zaccaro, esordiente, accanto a quello di Federico Ghiso sulle “Sacre Istorie” e sugli oratori di Giacomo Carissimi. Senza contare tutte le indicazioni di costume che si traggono, oggi, dallo stesso materiale pubblicitario, dove già si avverte, ad esempio, la crescita di interesse per le esecuzioni delle Sinfonie di Mahler e il primo consumistico diffondersi delle incisioni dedicate a Vivaldi e ai compositori italiani del Sei e del Settecento”.
 .Leonardo_Pinzauti
Nella carrellata sulla storia della rivista Pinzauti, che qui sotto vediamo in una foto giovanile, cita alcuni articoli memorabili di “Disclub”, che cessò la pubblicazione nel 1969.
Nel numero di giugno-luglio 1965 apparve un ‘Incontro con Pierre Boulez’ di Martine Cadieu, Dallapiccola scrisse nel fascicolo del marzo-aprile 1966 alcuni suoi interessantissimi commenti sui dischi di Egon Petri, il n. 22-23 della fine del 1966 uscì monografico su Busoni. Ma alla fine del
1967 il comitato di direzione si sciolse e Cesare Orselli fu nominato redattore capo, disponendo tuttavia del vecchio comitato di redazione: apparvero infatti ancora scritti importanti di Vlad su Lulu di Berg, di Bucchi sull’Orfeo di Monterverdi e nell’ultimo numero ufficiale, il 29° (il 30-31 ‘unofficiZubin Mehta - Time Magazine [United States] (19 January 1968)al’ porta la data maggio-dicembre 1969), che è dell’aprile 1969, uscirono ancora articoli di Rattalino, Zaccaro, Nicastro, Lanza Tomasi e Giampiero Cane. Poi il silenzio, e oggi più che mai, col constatare la sparizione di un ultimo pezzo della Firenze novecentesca, quella dove si sentivano di casa il bergamasco Gavazzeni e il cìttadino del mondo Vlad, il torinese Mila e il napoletano Muti, il romano Gui e l’indiano Zubin Mehta, a cui “Disclub” dedicò una copertina nel 1968, quando aveva appena trentadue anni”.
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Non abbiamo trovato quell’immagine, ma confidiamo che Silvia cerchi fra le carte paterne, per poterla pubblicare, unitamente ad una bella foto di suo padre, ma il 19 gennaio dello stesso anno, Zubin Mehta comparve sulla copertina di “TIME Magazine”.
Il connubio fra Firenze e Mehta è stato celebrato con la festa della città per gli ottanta anni del direttore d’orchestra indiano e la serata di gala con il concerto di inaugurazione del 79° Maggio Musicale Fiorentino, il 24 aprile scorso. Ma tornando all’articolo di Pinzauti, scritto nel 1989, notiamo che si conclude con una nota di pessimismo, che è stata spazzata via dalla più che ventennale operosità di Silvia Venturi e dei suoi collaboratori, che sono riusciti a far rinascere un luogo dove musica e cultura si incontrano, fedeli a quello che è il motto della leggendaria fenice: “Post fata resurgo” ovvero “dopo la morte risorgo”. Vi auguro di tutto cuore buon proseguimento, avete tempo ancora 477 anni prima che la fenice risorga nuovamente dalle sue ceneri!
 .fenice

Dischi Fenice S.r.l.
Via Santa Reparata 8/b
50129 Firenze

Tel. 0039 055 3928712
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